Per maturare l’indennità di disoccupazione è innanzitutto necessaria la sussistenza di un valido contratto di lavoro.

Per semplicità espositiva possiamo affermare che la disoccupazione spetta ogni qualvolta non c’è dimissione (ovvero un atto spontaneo e unilaterale di recesso dal lavoro) e quando la cessazione del rapporto con l’azienda avviene su iniziativa concorde del datore di lavoro e del dipendente.

Ne consegue che chi impugna il licenziamento ha diritto alla disoccupazione.

In aggiunta alla perdita involontaria dell’occupazione, occorre che il lavoratore sia in possesso, congiuntamente, dei seguenti requisiti: 1) stato di disoccupazione; 2) almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione; 3) 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Tale indennità mensile di disoccupazione è, in realtà, denominata “NASpI” ed è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni per un massimo di 24 mesi.